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mercoledì 7 gennaio 2015

Piccolo vademecum per un 2015 da incorniciare

Anno nuovo, vita nuova, recita un adagio d’altri tempi.
Perché non prendere alla lettera questo detto e farlo nostro?

Ecco un piccolo elenco di consigli su come vivere bene questo 2015.
Queste le cose da evitare!

Evitiamo un’eccessiva pianificazione della vita. Spesso noi diventiamo dei contabili dell’esistenza. Prepariamo tutto meticolosamente, lasciando poco spazio, addirittura nulla all'intervento dello Spirito Santo. 

Evitiamo di farci prendere dalla malattia di una eccessiva operosità, di incredibili full-immersion nelle nostre attività. Ricordate l’episodio di Marta e Maria nei Vangeli? Troviamo tempo per sedere ai piedi di Gesù come ben faceva Maria. Non seguiamo l’esempio di Marta che, a detta di Gesù, si perdeva il meglio della vita!

Evitiamo come la lebbra chiacchiere e pettegolezzi. Uccidono noi e i fratelli. Non seminiamo zizzania, non facciamo, come dice papa Francesco, terrorismo di chiacchiere.

Evitiamo la tristezza. Bando alle facce funeree, largo alla gioia. Per essere seri non occorre una maschera di malinconia e severità, un’aria di durezza e arroganza. Siamo cortesi, sereni e entusiasti. Trasmettiamo allegria, gioia e fiducia. Un cuore pieno di Dio è un cuore felice!

Evitiamo di accumulare beni materiali, questa volta davvero! La vita è fatta di sentimenti non di ricchezze da abbandonare presto!

Evitiamo atti di individualismo. È diventato il pensiero predominante, unico, che corrode i valori fondamentali della convivenza civile.

Evitiamo infine di credere che la santità è per gli altri.
Anche per noi è pronta la porta aperta alla santificazione della vita. I santi non sono dei “santini” di carta ma sono state persone vere che hanno amato fino in fondo e hanno dato tutto per Cristo.
Mettiamo in discussione la nostra mediocrità. I santi ci dicono che il bene non fa rumore ma è presente nel mondo.

Evitiamo, infine, di scoraggiarci e diventiamo “cercatori di Dio e dei fratelli”, missionari annunciatori della gioia! Trasmettiamo il Vangelo agli altri non da persone scoraggiate ma da uomini e donne colme delle grazie di Dio.

Felice 2015 a tutti!

lunedì 3 novembre 2014

Briciole di Vangelo

Dal Vangelo secondo Giovanni: 
In quel tempo, Gesù disse alla folla: "Tutto ciò che il Padre mi dà, verrà a me; colui che viene a me, non lo respingerò, perché sono disceso dal cielo non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato. E questa è la volontà di colui che mi ha mandato, che io non perda nulla di quanto egli mi ha dato, ma lo risusciti nell'ultimo giorno. Questa infatti è la volontà del Padre mio, che chiunque vede il Figlio e crede in lui abbia la vita eterna; io lo risusciterò nell'ultimo giorno". (6,37-40)


Questo Vangelo di poche righe fa parte di un ampio discorso in cui Gesù annunzia con solennità di essere Lui stesso il Pane della Vita, la sorgente della vita, l’Inviato del Padre.
Lo annunzia a un popolo che, come di consueto, non ci capisce granché.
Queste righe sono una grande consolazione, soprattutto in questi giorni in cui ripensiamo con nostalgia ai nostri cari defunti.
Nello stesso tempo il Vangelo è anche una denuncia contro la nostra indifferenza e ingratitudine.

Il Padre, mandando in mezzo a noi il Figlio, gli ha donato tutte le anime perché è suo desiderio che non si perda nulla di tutto quello che ha donato e che tutti siamo risuscitati nell'ultimo giorno.
Gesù è quel Pane di Vita Eterna, di cui tutti speriamo, venuto per obbedire al Padre.
Il Vangelo ci aiuta a capire quanto sia importante avere fede e credere alla reale presenza del Signore nel Pane Eucaristico.

A me questo brano fa meditare e riflettere sulla nostra ingratitudine.
Il pensiero di avere Gesù con noi a prometterci vita eterna, dovrebbe farci saltare di gioia e indurci a perenne adorazione. Invece, nel nostro povero spirito spesso c’è la notte più buia.
Noi cerchiamo Gesù per cercare un pane materiale, per ottenere grazie temporali.
Noi pensiamo poco alla vita eterna e molto alla contingenza della esistenza attuale.
Poco pensiamo a una vita soprannaturale con Lui.
I pensieri della terra ce la nascondono agli occhi assonnati.
Le nostre anime, difficilmente sono orientate all'eternità.
Dobbiamo camminare e molto nella nostra conversione per credere in maniera giusta al Signore, a Gesù Sacramentale, a Colui che si dice pronto a risuscitarci alla fine dei tempi.
Questo mondo è morto alla grazia perché è lontano da Gesù Eucarestia, pur frequentando il sacramento.
Siamo così stolti da attaccarci a quello che passa e non è nostro e restare lontani dalla vera ricchezza. Ci vuole decisamente molta preghiera perché lo Spirito ci apra gli occhi e non ci permetta di essere ingrati e rimanere fedele al suo amore.

C’è pure una sfumatura ecclesiale che mi viene in mente: L’idea del dono fatto dal Padre a tutti noi. La comunità che sta con Gesù sa che gli uni sono per gli altri un “dono” di Dio.
Dobbiamo essere uno in tanti, uniti perché il Padre vuole che nessuno si perda e il Figlio ci risusciterà nell'ultimo giorno.