Numeri 21, 4-9; Filippesi 2, 6-11; Giovanni 3,13-17; salmo 77
L’Esaltazione della Santa Croce è una festa antichissima.
Secondo la tradizione, Elena che era la madre dell’imperatore Costantino, durante uno dei suoi frequenti pellegrinaggi nei luoghi santi, siamo intorno al 326, rinvenne la vera croce di Cristo, o meglio una porzione di essa.
Felice come non mai, la nobile donna volle portarla a Roma e ivi fondare una chiesa che la custodisse: la basilica della Santa Croce di Gerusalemme.
La parte del legno rimasta nella città santa ebbe vita travagliata. Fu bottino di guerra nell'occupazione di Gerusalemme, anno 614, andò perduta per anni e infine poi recuperata al culto, nella vittoriosa Crociata contro i Persiani.
L’”Esaltazione” per il Nuovo Testamento, equivale alla Risurrezione.
Il Cristo crocifisso viene esaltato nello splendore della sua gloria divina e la croce, legno innalzato al centro della vita cristiana, è il simbolo dell’amore trionfante e gratuito che Gesù dona a tutti noi.
La liturgia della Parola di questa solennità, è ricchissima.
Cercheremo di focalizzare i punti salienti.
La Prima lettura è tratta dal Libro dei Numeri.
La scena si svolge tra le pietraie di una steppa desolata.
Nel deserto il popolo d’Israele rischia l’estinzione a causa dei serpenti velenosi che, nascosti tra le rocce, mordono le gambe degli uomini in cammino, uccidendoli con il loro veleno.
È la punizione per aver rumoreggiato, ingrati, contro Dio che, nella liberazione dall'Egitto, li ha cibati di manna nel cammino desertico.
Mosè prega il Signore affinché perdoni il popolo che ha peccato.
Dio, come sempre accade alle invocazioni dei patriarchi, si muove a compassione e ordina di realizzare un serpente di bronzo, autentico antidoto contro il veleno dei potenti animali striscianti.
Chi avesse guardato questo simbolo posto su di un’alta asta, avrebbe avuto salvezza.
Eccoci al primo riferimento.
La salvezza non viene dal guardare l’oggetto, chiaramente, ma dal contemplare il legno della croce. Al serpente, innalzato su di un’asta per essere ben visto da tutti, corrisponde il Salvatore innalzato su di una croce per la salvezza di ognuno di noi.
Con lo sguardo della fede, la croce, albero dell’esistenza, diventa messaggio di vita eterna per colui che contempla e crede al Cristo elevato in alto.
Nel prefazio della Celebrazione liturgica, il sacerdote dirà:
“Nell'albero della croce tu hai stabilito salvezza per l’uomo, perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita …”.
Prima di esaminare il bellissimo Vangelo giovanneo che riporta un piccolo stralcio del dialogo notturno tra Gesù e Nicodemo, analizziamo il punto centrale della seconda lettura, tratta dalla lettera di San Paolo apostolo ai Filippesi.
Siamo davanti a uno dei testi sublimi per eccellenza delle Sacre Scritture.
Un inno che Paolo dedica al grande e insondabile mistero di Gesù, il Figlio di Dio,
Colui il quale sale sulla croce per la salvezza di tutti. Il più grande evangelizzatore di tutti i tempi in ogni sua lettera ha regalato insegnamenti, esortazioni, elogi e rimproveri a coloro che con fatica, imparavano a essere seguaci della Croce di Cristo.
“Per me il vivere è Cristo e il morire un guadagno”. (Fil 21)
Ai filippesi la loro origine romana procurava ambizione e vanagloria. Questa regione della Macedonia era abitata in prevalenza dai discendenti dei legionari di Cesare, che l’aveva loro assegnata per ripagarli dei servizi di guerra.
Siamo intorno all'inizio dell’anno 51 e e gli uomini di Filippi, sono i primi europei convertiti.
Paolo, nel suo secondo viaggio missionario, li ammonisce a tenere in conto l’umiltà. Ma non li aggredisce di petto, parla loro con sentimenti di amore.
L’umiltà non offende la dignità della persona, non ha offeso Cristo, tanto meno offenderà l’uomo. Paolo esorta a specchiarsi in Cristo.
Bellissima l’esortazione: “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo”.
E, affinché le sue parole non siano solo un bel discorrere, l’apostolo delle genti descrive perfettamente questi sentimenti.
Anzitutto non considerare nostro merito quello che siamo e quello che abbiamo.
Il merito è del nostro Dio e Gesù ci insegna che: “non ritenne un privilegio l’essere come Dio”.
Poi, ci viene chiesto di essere capaci di spogliarci del nostro egoismo, “assumendo la condizione del servo” e verso chi se non verso i nostri fratelli?
Infine, l’essere capaci di abbassare la superbia dei cuori, fino a umiliarsi facendosi ubbidienti al progetto di Dio e “fino alla morte di croce”.
Questo è il programma di vita, impegnativo ma affascinante che Paolo ci presenta, sapendo che, seguendolo radicalmente, acquisteremo stima prima sulla terra da parte delle persone che ci avranno incontrato e, cosa più importante, stima da Dio quando saremo davanti a Lui nei cieli!
Ecco il grande cammino dei santi che risplendono nella gloria dell’Altissimo.
Un programma bellissimo che si può cercare di realizzare anche in parte, solo aiutandoci con la preghiera assidua e mettendoci nelle mani amorevoli di Dio.
Rivestirsi di tali virtù sembra impossibile ma proponendoci una meta da raggiungere, con l’aiuto della preghiera tutto potrà essere possibile da raggiungere.
Nel Vangelo di Giovanni, Gesù in un colloquio con il maestro della legge, Nicodemo, annuncia la sua prossima morte in croce.
Subirà lo strumento crudele che i Romani riservavano ai malfattori.
Gesù paragona Lui, Figlio dell’uomo, innalzato da terra, al serpente di bronzo mosaico.
Sulla croce infame, risplenderà per sempre l’amore senza limiti di Dio per noi, così da permetterci di partecipare alla stessa vita divina.
Riusciamo quindi a capire quale dignità riveste ogni individuo?
Quale preziosità è ognuno di noi per il suo Creatore?
Non siamo stati noi ad amare Dio ma è Lui che, mandando in croce il Figlio, vittima di espiazione per i nostri peccati, dimostra l’ampiezza non definibile dei suoi sentimenti verso di noi, umili e inutili creature.
Con la croce Gesù ci ha detto tutto e ci ha resi partecipi della vita della Trinità, comunicandoci l’amore del Padre e donandoci il suo Santo Spirito.
A noi il compito di interrogarci sulle motivazioni profonde che muovono le nostre azioni verso Dio. Aderiamo a Lui esteriormente o siamo rinnovati interiormente?
Domandiamoci se davanti a tanto amore che scaturisce dal legno della croce, rispondiamo con scelte coerenti o se ci facciamo condizionare dalle mode, dalla mentalità mondana perdendo di vista il vero bene.
Siamo coerenti e ci lasciamo plasmare dalla Parola o il cuore è inquinato da desideri contrastanti?
Aderiamo alla croce profondamente, liberi e convinti?
Preghiera
Signore, sei salito sulla croce, nella sofferenza, per salvarmi
ma io sono una povera persona:
vorrei essere grande e sono piccolo,
vorrei essere buono e sono cattivo,
vorrei essere generoso, eppure sono pieno di meschinità,
vorrei avere tanta fede e non ne ho.
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giovedì 11 settembre 2014
sabato 19 luglio 2014
Lampada ai miei passi è la tua Parola!
Ignorare le Scritture è ignorare Cristo
(San Girolamo, primo traduttore della Bibbia in latino)
In alcuni di noi la Parola di Dio scorre proprio come l’acqua di una grondaia; non penetra, né lascia traccia! È come la neve che scioglie su di un prato al disgelo e scorre in mille rivoli impazziti.
Perché si dovrebbe leggere un testo sacro d’ispirazione divina, mi chiedo, se non scorre nelle vene il desiderio profondo di mettere in pratica nella vita quotidiana gli insegnamenti eterni?
Perché aprire la Bibbia per poi rifiutarsi di meditarla o di capire cosa Dio ci sta chiedendo?
Meglio faremmo a impiegare il tempo leggendo un giallo, un romanzo rosa, un fumetto, addirittura!
Eppure se per un attimo fermassimo il nostro vivere frenetico e pensassimo che questa Parola ci viene dal Cielo, da molto alto, che è una realtà viva e feconda.
È simile alla pioggia e alla neve che irrigano e fecondano la terra.
Se veramente riuscissimo a meditare tutto ciò, forse questo mondo senza misura e senza gloria, questo nostro tempo senza preghiera, senza silenzio o ascolto, forse sarebbe migliore.
In una società fast food in cui tutto quello che stai vivendo, un attimo dopo è preistoria, l’incontro con il Signore è il tempo di una stretta di mano simbolica e un saluto fugace, della serie se esisti ricordati di me quando mi chiamerai e a proposito, fallo più tardi che puoi.
Il diluvio delle nostre parole, impedisce la meditazione, soffoca l’appassionato suono della voce dell’Immenso. Identificare la Parola con il cibo dell’anima è difficile.
Saperlo portare alla bocca, masticarlo, gustarlo intensamente e senza fretta, assimilarlo del tutto, per molti “credenti” di oggi è un esercizio d’immaginazione troppo problematico.
Se poi la Parola la trasformiamo in “oratio”, cioè preghiera e infine “contemplatio”, cioè adorazione, per entrare in quel mondo fantastico che è la preghiera del cuore con la quale Dio è veramente accanto a noi, non so proprio quanti di noi riescono ad avere questa possibilità almeno una volta nella vita.
È anche vero che se c’è qualcosa capace di farti sentire profondamente inadeguato questa è la Parola di Dio. Essa trascende i tempi. Le opinioni umane vanno e vengono.
Quanto oggi pare moderno, domani sarà obsoleto ma la Parola, diceva Benedetto XVI papa emerito, vale per sempre. La Bibbia è il navigatore che ci guida sulle strade della cronaca quotidiana, nella vita familiare, in quella sociale e politica.
È come una luce che squarcia i momenti bui, un patrimonio di tutti da conservare in questo difficile terzo millennio in cui tutto viene messo in discussione.
Anche frequentando assiduamente le letture bibliche, tutti i giorni “ruminandole” come fa una mucca beata in un prato verde con l’erba fresca, masticandole ore e ore, capiterà prima o poi di riprendere un brano meditato e trovarlo completamente diverso.
Usciranno fuori mille nuove cose sfuggite alla prima lettura. Perché la Parola è come la nostra esistenza. Si snocciola giorno per giorno senza che noi riusciamo mai a comprenderla a fondo, ad assimilarla completamente.
Forse è per questo che i tesori inesauribili della Bibbia rendono i messaggi vivi e efficaci nel momento in cui arrivano.
Chi continua per tutta la vita o quasi a perseverare nella ricerca della Luce presente nella Scrittura come sostegno alla vita quotidiana, quello è il vero sapiente, colui il quale sarà sempre confortato anche nella disgrazia più grande.
P.S. Per iniziare ad avere un primo approccio con la Parola perché non frequentare le nostre “Letture oranti” che si svolgono periodicamente nel santuario della Madonna delle Grazie a Teramo?
Oppure in parrocchia a S.Antonio, dove settimanalmente ci si incontra per capire meglio la Parola delle domenica?
Chiedete informazioni!
In alcuni di noi la Parola di Dio scorre proprio come l’acqua di una grondaia; non penetra, né lascia traccia! È come la neve che scioglie su di un prato al disgelo e scorre in mille rivoli impazziti.
Perché si dovrebbe leggere un testo sacro d’ispirazione divina, mi chiedo, se non scorre nelle vene il desiderio profondo di mettere in pratica nella vita quotidiana gli insegnamenti eterni?
Perché aprire la Bibbia per poi rifiutarsi di meditarla o di capire cosa Dio ci sta chiedendo?
Meglio faremmo a impiegare il tempo leggendo un giallo, un romanzo rosa, un fumetto, addirittura!
Eppure se per un attimo fermassimo il nostro vivere frenetico e pensassimo che questa Parola ci viene dal Cielo, da molto alto, che è una realtà viva e feconda.
È simile alla pioggia e alla neve che irrigano e fecondano la terra.
Se veramente riuscissimo a meditare tutto ciò, forse questo mondo senza misura e senza gloria, questo nostro tempo senza preghiera, senza silenzio o ascolto, forse sarebbe migliore.
In una società fast food in cui tutto quello che stai vivendo, un attimo dopo è preistoria, l’incontro con il Signore è il tempo di una stretta di mano simbolica e un saluto fugace, della serie se esisti ricordati di me quando mi chiamerai e a proposito, fallo più tardi che puoi.
Il diluvio delle nostre parole, impedisce la meditazione, soffoca l’appassionato suono della voce dell’Immenso. Identificare la Parola con il cibo dell’anima è difficile.
Saperlo portare alla bocca, masticarlo, gustarlo intensamente e senza fretta, assimilarlo del tutto, per molti “credenti” di oggi è un esercizio d’immaginazione troppo problematico.
Se poi la Parola la trasformiamo in “oratio”, cioè preghiera e infine “contemplatio”, cioè adorazione, per entrare in quel mondo fantastico che è la preghiera del cuore con la quale Dio è veramente accanto a noi, non so proprio quanti di noi riescono ad avere questa possibilità almeno una volta nella vita.
È anche vero che se c’è qualcosa capace di farti sentire profondamente inadeguato questa è la Parola di Dio. Essa trascende i tempi. Le opinioni umane vanno e vengono.
Quanto oggi pare moderno, domani sarà obsoleto ma la Parola, diceva Benedetto XVI papa emerito, vale per sempre. La Bibbia è il navigatore che ci guida sulle strade della cronaca quotidiana, nella vita familiare, in quella sociale e politica.
È come una luce che squarcia i momenti bui, un patrimonio di tutti da conservare in questo difficile terzo millennio in cui tutto viene messo in discussione.
Anche frequentando assiduamente le letture bibliche, tutti i giorni “ruminandole” come fa una mucca beata in un prato verde con l’erba fresca, masticandole ore e ore, capiterà prima o poi di riprendere un brano meditato e trovarlo completamente diverso.
Usciranno fuori mille nuove cose sfuggite alla prima lettura. Perché la Parola è come la nostra esistenza. Si snocciola giorno per giorno senza che noi riusciamo mai a comprenderla a fondo, ad assimilarla completamente.
Forse è per questo che i tesori inesauribili della Bibbia rendono i messaggi vivi e efficaci nel momento in cui arrivano.
Chi continua per tutta la vita o quasi a perseverare nella ricerca della Luce presente nella Scrittura come sostegno alla vita quotidiana, quello è il vero sapiente, colui il quale sarà sempre confortato anche nella disgrazia più grande.
P.S. Per iniziare ad avere un primo approccio con la Parola perché non frequentare le nostre “Letture oranti” che si svolgono periodicamente nel santuario della Madonna delle Grazie a Teramo?
Oppure in parrocchia a S.Antonio, dove settimanalmente ci si incontra per capire meglio la Parola delle domenica?
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